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Robin Hood
Da Domenica 30 Maggio a Mercoledì 9 Giugno
Tutti i giorni: 19:00 - 21:30

Nell’Inghilterra del XIII secolo, Robert Longstride è un abile arciere
dell’esercito di Riccardo I, impavido sovrano in guerra coi francesi.
Una freccia uccide il monarca e convince Robert e i suoi amici a
congedarsi dall’armata e a fare ritorno a casa, ma nel tragitto
soccorrono Sir Loxley, incaricato di annunciare l’avvenuta morte di
Riccardo e di consegnare la sua corona. Sul punto di morte il nobile
uomo strappa all’arciere una promessa, dovrà restituire la sua spada al
vecchio padre nella contea di Nottingham. Uomo di parola, Robert si
recherà nella tenuta di Loxley, dove per volere del vecchio Walter
assumerà l’identità del figlio defunto e i diritti sulla bella
consorte, Marion. Superba e riottosa, la donna non vuole saperne di
quell’impostore che si rivela però gentiluomo. Scoperto di essere
figlio dell’uomo che scrisse la Carta della Foresta, sventato un
complotto francese ai danni dell’Inghilterra e deciso a reagire ai
soprusi di Giovanni Senzaterra e senza cuore, Robert impugnerà arco e
frecce e cavalcherà coi suoi uomini per la vittoria. Restituita la
gloria alla sua terra, l’arciere viene dichiarato fuorilegge.
Rifugiatosi nella foresta di Sherwood con una Marion ormai innamorata
diventerà Robin Hood e leggenda.
Dopo il generale Massimo Decimo Meridio, divenuto poi stella
dell’arena, Ridley Scott mette in scena un altro eroe guerriero di
impeccabile fattura, interpretato dal volto e dalla fisicità
gladiatoria di Russell Crowe. Meno epico e rutilante del Gladiatore, Robin Hood,
storia di un esperto arciere a un passo da Sherwood e dalla leggenda,
esaudisce comunque l’evasione nel passato e l’identificazione con un
personaggio verticalmente positivo. Spade sferraglianti, fendenti
metallici, lame nella carne, frecce di fuoco nel cielo, sangue a
fiotti, corpi fatti a pezzi, la contea di Nottingham mutua il Colosseo
e diventa una formidabile macchina teatrale piena di trucchi e
sorprese, meraviglie e attrazioni, rivelando al suo centro un
fuorilegge impenitente, fedele a un codice antico e alla “bucolica”
Marion di Cate Blanchett.
Archiviato (ma mai scordato) l’eroe in bianco e nero di Douglas Fairbanks, quello a colori di Errol Flynn, quello animato e antropomorfo della Disney, quello in calzamaglia di Mel Brooks, quello crepuscolare di Sean Connery e ancora quello in fuga dai mori e da uno sceriffo incapace di Kevin Costner,
Ridley Scott rilegge la leggenda popolare inglese e impone un eroe
generoso e libertario che trova la sua forza, la sua differenza e la
sua specialità nell’interpretazione di Russell Crowe.
È lui ad
aggiungere l’oro e a diffondere sul film la lucentezza di un metallo
più fatale dell’acciaio. Che impugni una spada o brandisca un’ascia di
guerra, che imbracci un arco o scagli una freccia, che cavalchi verso
la gloria o seduca ai piedi di un talamo, l’attore neozelandese è
mirabilmente naturale sullo schermo, in grado di eseguire perciò senza
sforzo apparente le più complicate performance. Questo accade non tanto
(e non solo) perché Crowe ha alle spalle il senso epico dello
spettacolo e il gusto della coreografia bellica in costume di Ridley
Scott, quanto perché l’attore ha maturato lunghe e faticose sedute di
allenamento che hanno consentito all’esecuzione del gesto tecnico di
diventare “seconda natura”.
Se il Maximus di Crowe fu il magnifico
(s)oggetto del desiderio di Commodo, similmente il suo Robin Hood
appaga l’eccitazione e la visione dello spettatore senza questa volta
dover morire nell’arena. Il suo arciere guerriero compie azioni
credibili e giustificate, colpendo al cuore i cattivi e la menzogna
della recita. Corpo in action quello di Russell Crowe, che si
preoccupa di essere creduto mentre una foresta va in fiamme o sullo
schermo piovono frecce e cenere. Braccio flesso e pollice alzato.
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